Il sudoku (in giapponese 数独, sūdoku, nome completo 数字は独身に限る Sūji wa dokushin ni kagiru, che in italiano vuol dire “sono consentiti solo numeri solitari”) è un gioco di logica nel quale al giocatore o solutore viene proposta una griglia di 9×9 celle, ciascuna delle quali può contenere un numero da 1 a 9, oppure essere vuota; la griglia è suddivisa in 9 righe orizzontali, nove colonne verticali e, da bordi in neretto, in 9 “sottogriglie”, chiamate regioni, di 3×3 celle contigue. Le griglie proposte al giocatore hanno da 20 a 35 celle contenenti un numero. Scopo del gioco è quello di riempire le caselle bianche con numeri da 1 a 9, in modo tale che in ogni riga, colonna e regione siano presenti tutte le cifre da 1 a 9 e, pertanto, senza ripetizioni. In tal senso lo schema, una volta riempito correttamente, appare come un quadrato latino. La versione moderna del gioco fu ideata dall’architetto statunitense Howard Garns e pubblicata da Dell Magazines nel 1979 con il titolo “Numbers in Place”[1]. In seguito fu diffuso in Giappone dalla casa editrice Nikoli nel 1984[1], per poi diventare noto a livello internazionale soltanto a partire dal 2005[2][3].
Archive for febbraio 2011
Sudoku
Posted in Uncategorized on febbraio 3, 2011| Leave a Comment »
La matematica per Martin Gardner
Posted in Uncategorized on febbraio 2, 2011| Leave a Comment »
Ho sempre pensato che il modo
migliore per rendere la
matematica interessante è quello
di presentarla come se fosse un
gioco.
A livelli superiori, specialmente
quando la matematica è applicata
a problemi concreti, può e deve
essere terribilmente seria.
Ma nessuno studente può essere
motivato a studiare, ad esempio,
la teoria astratta dei gruppi
dicendogli che la troverà bella,
interessante, o addirittura utile se
diventerà un fisico delle particelle
elementari.
Sicuramente il miglior modo per
tenerlo sveglio è quello di
presentargli giochi matematici,
puzzles, paradossi (…).
Nessuno dice che un insegnante
non debba fare altro che divertire i
propri studenti.
Deve esserci un interscambio tra
serietà e divertimento:
quest’ultimo tiene desto
l’interesse, mentre la serietà
giustifica il divertimento.
Alla fine, lo studente potrà perfino
essere sorpreso della quantità di
matematica non banale che ha
appreso senza neppure volerlo.
Martin Gardner
Ho sempre pensato che il modo
migliore per rendere la
matematica interessante è quello
di presentarla come se fosse un
gioco.
A livelli superiori, specialmente
quando la matematica è applicata
a problemi concreti, può e deve
essere terribilmente seria.
Ma nessuno studente può essere
motivato a studiare, ad esempio,
la teoria astratta dei gruppi
dicendogli che la troverà bella,
interessante, o addirittura utile se
diventerà un fisico delle particelle
elementari.
Sicuramente il miglior modo per
tenerlo sveglio è quello di
presentargli giochi matematici,
puzzles, paradossi (…).
Nessuno dice che un insegnante
non debba fare altro che divertire i
propri studenti.
Deve esserci un interscambio tra
serietà e divertimento:
quest’ultimo tiene desto
l’interesse, mentre la serietà
giustifica il divertimento.
Alla fine, lo studente potrà perfino
essere sorpreso della quantità di
matematica non banale che ha
appreso senza neppure volerlo.